Redazione| 24 maggio 2020

La tragedia legata al coronavirus ci rimanda all’importanza del lockdown (in italiano chiusura totale di ogni attività e limitazioni nella libertà di movimento): una decisione assolutamente nel rispetto della Costituzione come si evince dall’articolo 16:

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge

Quali sono queste limitazioni ce lo spiega quest’altra pagina della Camera dei deputati , a voi uno stralcio:

La legge 24 febbraio 1992 n. 225   (Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile) come da ultimo modificata dal D.L. n. 59/2012   (Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile), all’articolo 5 reca norme concernenti lo stato di emergenza e il potere di ordinanza ad esso connesso.

Ma era proprio così importante decretare lo stato d’emergenza (in spagnolo estado de alerta)?

Sì, proprio per agire nel campo costituzione, ma anche per poter ridurre il rischio di contagio tra la popolazione. In questo modo si sono salvate vite umane. Sta lì a ricordarcelo la tragedia vissuta dalla Lombardia, regione ben gestita, ricca, ben organizzata che ha visto e vede decine di migliaia di morti.

Come spesso si legge sui giornali, qualcuno potrebbe avanzare quel commento odioso: “ma erano anziani”; ma non sembra sia così. Oggi vorrei riportarvi questo articolo letto sul Corriere, la storia del classico gigante buono, un uomo coraggioso, un dipendente statale del Comprensorio Spiga, scuola primaria e secondaria di primo grado a Milano. Vorrei che negli occhi di Aniello Paradiso vedessimo le tante vittime del coronavirus, lacui morte non è meno tragica a seconda dell’età!

Leggendo il Corriere, si apprende che gli studenti e le famiglie ricordano il signor Nello come un uomo di quasi due metri, appena cinquantenne, di costituzione sana e robusta, che accoglieva gli studenti con una frase scherzosa, un incoraggiamento o semplicemente con un saluto giovanile: due mani che si avvicinano per darsi un “cinque” con il pugno chiuso, i giovani lo consideravano “uno di loro”.

Dopo 53 giorni di degenza, quest’uomo di 50anni è deceduto; secondo alcuni si sarebbe potuto salvare, se nell’immediatezza delle chiusure delle scuole, come hanno fatto in tanti, fosse andato dalla sua famiglia a Napoli, ma lui, guidato da un gesto di generosità ha pensato alla sua famiglia e al rischio di contagio ed è rimasto a Milano.

Se qualcuno in nome del “sono tutti dittatori” vi volesse far credere che il lockdown è sbagliato, pensate a queste storie, pensate al contagio, pensate che una vita umana è la cosa più importante, più dei soldi e chiedetevi: ma quei politici che criticano queste decisioni di chiusura cosa propongono? le aperture? i contagi? le morti? o cosa?

Ci sono due modi di fare politica: preoccupandosi del consenso o preoccupandosi del benessere sociale. Io ho già scelto. La storia di Nello sta lì a dirci: voglio occuparmi degli altri.

Grazie Nello per avermelo ricordato!

Fonte e foto: Corriere.it