Redazione| 24 maggio 2020

Dopo le dichiarazioni dei governi del vecchio continente, sembra proprio che per mezzo milione di cittadini europei ci saranno le agognate e desiderate vacanze, sia che scegliate i monti o le nostre belle spiagge canarie, sappiate che i Paesi stanno pensando di riaprire i confini!

Inutile negarlo, la chiusura totale è stata dura, ha segnato un momento particolare della nostra storia contemporanea: miliardi di persone si sono trovate a cedere la propria libertà di movimento in cambio di una speranza: la salute. Come è giusto e democratico, non sono mancate le voci in disaccordo, ma sembra che la cittadinanza complessivamente abbia condiviso la strategia usata dai governi: isolamento e blocco dei contatti; tant’è che molti ancora gradirebbero dei limiti agli spostamenti, anche in Italia. Non tutti, però molti presi dall’entusiasmo dell’allentamento dei divieti stanno affollando spiagge e parchi senza troppa prudenza, comportandosi come se il virus, il #covid_19, già fosse qualcosa di passato e superato.

Potrei analizzare i dati in Spagna, leggermente migliori di quelli italiani, ma la Spagna non arriva a 47 milioni di abitanti (per un’estensione di quasi 506 mila KMQ), mentre l’Italia ha circa 60 milioni di abitanti (per una estensione assai inferiore poco più di 331 KMQ), per cui, tenuto conto che il virus colpisce lì dove vi è una maggiore densità abitativa preferisco avviare il ragionamento sull’Italia. Veniamo alla seguente infografica

Nella prima colonna avete il nome delle 20 regioni italiane, nella seconda colonna un colore che indica l’incidenza del virus, definita con una parola nella terza colonna; nella quarta colonna la tendenza rispetto alla settimana precedente e infine a destra viene indicato se l’indice dei contagi è sotto lo R01.

In Italia dai primi di maggio si stanno avviando tutte le attività: dal 3 le imprese e gli uffici, ma nuove aperture sono avvenute il 18 e avverranno anche il 25 per esempio con le spiagge. Ecco che a questo proposito arriva l’avvertimento del ministro della Salute R. Speranza: attenzione che il 3 giugno dobbiamo decidere l’apertura dei confini nazionali e di quelli regionali!

I nuovi decreti potrebbero coinvolgere la regione della Valle d’Aosta che vedrebbe i propri confini regionali chiusi (e quindi anche quelli verso la Francia) , ma ancora più a rischio potrebbero essere i confini regionali di una regione come la Lombardia. Per quale ragione? Più del 60% dei contagi che avvengono quotidianamente in Italia sono registrati in Lombardia, più di 440 ieri, su circa 600 nuovi contagi. Cosa significhi questo avvertimento è chiaro a tutti: sono a rischio aeroporti come quello Malpensa e di Orio al Serio.

Le dichiarazioni del ministro della Salute non lasciano dubbi:

com’è più probabile, riapriranno i confini solamente le Regioni a basso indice di contagio, mentre resteranno chiuse per una o due settimane in più quelle con un tasso di rischio ancora alto

Se il concetto potesse sembrarvi un vago avvertimento, il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia lo ribadisce in modo ancora più diretto:

Se i dati dovessero variare, se una Regione entra nella sfera di alto rischio non si apre, è evidente. Se si resta dentro il basso rischio sarà possibile la mobilità interregionale. I controlli sui dati saranno quotidiani

Ma cosa pensano di tutto ciò i politici lombardi? A dircelo è il governato della regione Lombardia, dott. Attilio Fontana:

Se riapriremo i confini il 3 giugno? Non posso dare una risposta fintantoché non vedremo i prossimi dati. Se i dati dovessero continuare ad andare, come sembra, in questa direzione, è molto probabile che si possa anche uscire dalla Regione

La notizia può inevitabilmente lasciarci basiti, ma se posso esprimere un mio giudizio, trovo veramente che i nostri politici abbiano bisogno di unità nazionale in questo momento, devono scegliere tra salute e rispondere agli egoismi di una parte o dell’altra della popolazione. In Lombardia il contagio, l’impatto sugli ospedali, il numero di morti hanno assunto proporzioni apocalittiche e i politici regionali hanno risposto con energia e determinazione alle sfide che prendevano quotidianamente in una morsa la Sanità lombarda.

Ma cosa possiamo fare? Semplice, ricordarci e ricordare a chi ci sta accanto, con dolcezza, l’importanza di un comportamento precauzionale che tenga in considerazione una ovvietà: il virus non è sparito, non è stato sconfitto, risulta solo indebolito grazie al lockdown, alla caparbietà di medici e infermieri, a comportamenti virtuosi dei cittadini. Su questo dobbiamo puntare:

  • distanziamento sociale: gli esperti parlano di due metri di distanza dagli altri
  • attenzione ai luoghi chiusi, soprattutto se provvisti di aria condizionata, non è il momento di lunghi pomeriggi nelle gallerie di grandi magazzini
  • attenzione ai luoghi affollati all’aperto: parchi, spiagge, dovunque ci siano molte persone, una mascherina è un gesto di affetto e rispetto verso l’altro.
  • verificare quotidianamente le proprie condizioni di salute: febbre sopra i 37.5, dovrebbe dirci: stai a casa e avvisa il medico!

Ricordiamocelo: questa “nuova normalità”, verso cui stiamo andando incontro sia in Italia che in Spagna, ha pur sempre quell’aggettivo “nuova”, che ha aspetti positivi (ripresa della socialità) ma anche un appello alla prudenza.

Fonti:

Ansa

ADNKRONOS

Quotidiano