Antonio| 18/04/2017

 

Abbiamo già visto altrove cosa sia l’AIRE, per cui non ritornerò su quanto già detto in questo articolo , vi riporto solo quanto letto su un sito specializzato in tema di fisco, la domanda del lettore era:

Sono un pensionato iscritto AIRE e residente in Romania (lo stesso chiaramente può valere anche per le Canarie, n.d.r.)  . Posseggo un’abitazione popolare in Italia e non ho altri beni né in Italia né all’estero. Mi dicono che il mio immobile è considerato seconda casa. E’ vero?

Come già detto altrove, la dicitura “Abitazione principale” non fa riferimento al fatto di avere una sola casa (questo equivoco sorge che le altre case vengono chiamate “seconda casa”) ma che quella casa sia la sede abituale della propria residenza.agenzia-entrate

Va da sé che qualora uno sia iscritto all’AIRE di un altro paese, automaticamente non abbia più la possibilità di vedere considerata la propria unica abitazione in Italia come Abitazione Principale.

Ma che cosa dunque dover pagare? Dal momento che l’immobile di proprietà, qualora non si abbia la propria residenza lì, viene considerato come seconda casa (immobile diverso dall’abitazione principale), almeno ai fini fiscali si dovrà necessariamente pagare l’IMU come seconda casa.

Che cosa dunque non dover pagare? Per quanto riguarda invece la TASI, dal 2016 è previsto l’esenzione per chi possiede una sola unità immobiliare e risiede all’estero con iscrizione AIRE.

Come sempre la conclusione d’obbligo, non sono un commercialista o un esperto di fisco, condivido con voi le informazioni utili che trovo e che vi invito ad approfondire con esperti del settore, specializzati in situazione Italia /Estero e con tutte le qualifiche necessarie.

N.B. Viene data la possibilità, anche a chi è iscritto all’AIRE, di mantenere la RESIDENZA FISCALE in Italia.

Ma quali sono gli elementi da considerare nella determinazione della residenza fiscale?

Stabilire la propria residenza fiscale non sempre è scontato, soprattutto nel caso in cui quella fisica sia stata presa in un Paese estero: per evitare la doppia imposizione è dunque necessario determinare con certezza la residenza fiscale del contribuente […] la residenza fiscale di un individuo è necessario far riferimento ai suoi legami personali prima che agli interessi economici, pur ribadendo la necessità di effettuare un esame cumulativo di tutti gli elementi (il caso in esame riguardava un soggetto iscritto all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e residente nel Principato di Monaco ma con interessi economici localizzati nel territorio italiano). (FONTE: PMI.IT )

Ma quali sono le fonti giuridiche?

Sono sostanzialmente tre le fonti giuridiche che devono trovare accordo interpretativo sulla residenza fiscale: il diritto interno, quello convenzionale e l’AIRE.

1) Il diritto interno (articolo 2, comma 2, del TUIR), nel determinare la residenza fiscale di un individuo che ha trasferito la propria residenza all’estero, prende in considerazione l’iscrizione all’Anagrafe della popolazione residente, il domicilio e la residenza e ritiene che la sola iscrizione all’AIRE non basti per escludere la residenza fiscale in Patria.

2) Il diritto convenzionale ispirandosi all’articolo 4 del modello OCSE, applica “a cascata” una serie di regole cosiddette “tie breaker rules”, compreso il possesso di una abitazione permanente, e il domicilio quale centro di affari e interessi.

3) Ci sono poi le direttive UE, nei casi in cui queste possano essere applicabili. In questi casi intervengono le direttive del Consiglio 83/182/CEE e 83/183/CEE volte a favorire la libera circolazione dei privati, residenti comunitari, all’interno della allora Comunità, eliminando gli scogli fiscali che esistevano precedentemente. Queste forniscono una definizione della residenza normale di un individuo: il luogo dove si permane per almeno 185 giorni all’anno, in considerazione dei legami personali e professionali.

Fonte per l’articolo: PMI.it