Redazione| 25/05/2020

Da profano ho pensato di documentarmi su quello che volgarmente chiamiamo in modo improprio i test per il coronavirus: ciascuno di essi ha una funzione specifica.

Per capirci qualcosa ho letto il chiaro articolo del dott. Daniele Banfi, giornalista e laureato in biologia.

Innanzitutto: IgM e IgG (l’ordine giusto è questo e poi capirete il motivo) sono test sierologici, ossia si fanno attraverso il prelievo di sangue, ma attenzione, ne esistono di 2 tipi:

  • rapidi: basta una goccia di sangue, un piccolo ago e il risultato è servito in poco tempo, stabiliscono se l’individuo ha sviluppato anticorpi al virus (perché ne è entrato in contatto) 15 minuti
  • quantitativi: serve un prelievo del sangue, dove si va anche a capire la quantità di anticorpi prodotti

In entrambi i casi si va alla ricerca degli anticorpi (immunoglobuline) di due tipi (per ora):

  • IgM: queste immunoglobuline vengono prodotte quando l’organismo umano sano entra in contatto con una infezione, nell’immediato vengono prodotte in grande quantità, per lasciare spazio alle immunoglobuline IgG
  • IgG: quest’ultime vengono rilevate quando l’organismo sta sviluppando dei veri e propri anticorpi, ciò significa che l’organismo è riuscito a fermare il virus e potenzialmente rendono immuni dal virus.

Vediamo perché “potenzialmente”: in generale gli anticorpi rendono immuni, ma i medici segnalano che sono stati registrati casi di ricadute, di persone che dopo un doppio tampone negativo (quindi potremmo parlare di guarigione) sono ritornate positive al coronavirus.

Sappiamo già qualcosa relativamente alla affidabilità? In questi mesi si sono testate le capacità di analisi di questi test, utilizzando quella che viene considerata la metodologia più precisa: ossia il test fatto con un tampone, chiamato così perché è costituito da del cotone su un sottile bastoncino che possa entrare facilmente per la cavità nasale.

Cos’è il tampone? O per usare un acronimo usato anche dai politici il “PCR”? Per capirlo dobbiamo proprio fare riferimento al significato di ogni lettera: PCR (Polymerase Chain Reaction) ossia “reazione a catena della polimerasi” è una tecnica di biologia molecolare che consente la moltiplicazione (amplificazione) di frammenti di acidi nucleici dei quali si conoscono le sequenze nucleotidiche iniziali e terminali.

Cosa avviene? Pensate a quando vediamo per televisioni i medici, nelle loro tute isolanti, inserire il bastoncino nel naso e nella gola del paziente, poi vediamo mettere il tampone in una custodia, solitamente di plastica … ma cosa avviene dopo? Un laborioso meccanismo che mira a far moltiplicare RNA virale (qualora presente) e valutarne la quantità secondo il processo di moltiplicazione. Il processo di moltiplicazione varia a seconda della durata. Immaginate dunque i rischi di analisi falsate semplicemente per una durata differente del processo di moltiplicazione.

Dove vengono effettuati questi test? I test vengono effettuati in tutti i laboratori autorizzati dalle regioni; in molte regioni i laboratori possono effettuare solo test sierologici, in altre regioni come il Veneto vi sono laboratori, autorizzati dalle USL regionali, che dietro a certificazione medica e disponibilità del paziente eseguono il test PCR a pagamento. Ciò in regioni come l’Emilia Romagna non è permesso, infatti si concedono solo i tests sierologici, che però vengono eseguiti secondo un criterio di priorità per il personale sanitario, delle sicurezza (polizia, carabinieri, militari), anziani e persone che hanno avuto in inverno sintomi influenzali che si sono risolti.

Tutto semplice dunque? No, come potete leggere su questo altro sito, osservatoriomalattierare.it ancora poco si conosce di questo virus, per cui per ottenere buone garanzie bisognerebbe sempre fare un tampone, prova che però è difficile estendere a tutta la popolazione per la mancanza non tanto di tamponi quanto dei macchinari specifici.

Argomento complicato, certo per specialisti, ma già capiamo che quando leggiamo le dichiarazioni di politici dove parlano di “test equivalenti” al PCR, ci sarebbe da chiedere

  1. a cosa il politico si riferisca, visto che per ora il tampone è lo strumento più esatto e soprattutto unico di diagnosi.
  2. quando i politici subordinano al risultato di un tampone la possibilità di recarsi nella propria casa alle Canarie per i non residenti, bisognerebbe anche che questi politici mettessero i contribuenti (in Spagna) non residenti di fare questo test!

Concludo con un punto: un test non sarà mai una garanzia per il futuro, solo un vaccino lo è. Perché qualsiasi persona di buon senso capisce che il risultato di qualsiasi test, anche del PCR, è una fotografia che dice di ciò che è avvenuto sino a quel momento, non di quello che potrebbe avvenire.

Capisco le angosce della popolazione, ma non è con la demagogia che risolviamo i problemi, ma con il pragmatismo.

Un esempio di pragmatismo? Un test sierologico può essere fatto al massimo tre giorni prima alla partenza, perché siamo sicuri che in tre giorni l’organismo umano non fa in tempo a sviluppare l’infezione e quindi non è contagioso; già al quarto giorno potrebbe potenzialmente esserlo. L’unica cosa che possiamo fare con un test è garantire che la persona che hai affianco in aereo, se ha fatto il test sierologico, non ha sviluppato la malattia se ha fatto un test da 2 giorni. Già dal quarto giorno, ossia magari dal primo giorno di vacanza, la persona potrebbe sviluppare la malattia perché entrato in contatto con il virus nella caffetteria sotto casa o magari recandosi nella stessa struttura dove ha fatto i test.

La cosa più importante che possiamo fare è mantenere comportamenti prudenti: distanziamento sociale ed evitare luoghi chiusi con aria condizionata. Ma poi dobbiamo … vivere. A meno che alcuni luoghi a vocazione turistica non decidano di godersi la vita a suon di aiuti di stato.