Redazione| 13 maggio 2020

Secondo quanto riporta Repubblica.it in Italia il turismo vale il 13% del PIL, in Spagna il 15%, in Grecia il 20%. Nessuno si stupisca dunque del pressing di Croazia e Grecia per la riapertura dei confini; assieme a Portogallo infatti gli esponenti di quei governi stanno facendo incontri con omologhi del nord Europa per aprire i confini.

Un esempio? In Grecia Kyriakos Mistotakis ha partecipato a molte conferenze con i suoi omologhi in Australia, Norvegia, Austria, Bulgaria, Danimarca, Repubblica Ceca e Singapore, per studiare patti bilaterali con regole condivise.

Certo i numeri italiani e spagnoli sull’epidemia non sono confortanti, ma quanto meno uno sforzo in tal senso si potrebbe fare. Invece? Nulla.

Anziché ad aprire, pensiamo di prolungare la chiusura dei confini regionali sino a giugno. Qui non siamo neanche la Cenerentola di Europa, per usare la metafora di Repubblica, qui ci stiamo autoescludendo senza un minimo farci sentire.

Cosa sarà dei tanti connazionali che hanno immobili all’estero e a cui lo Stato chiede pagamenti di IVAFE e IVIE, acconti salati a fine anno, ma che sono impediti nei loro spostamenti?

Inerzia iniziale tra gennaio e febbraio, disorganizzazione, limitazione delle libertà e debolezza internazionale sono gli ingredienti del prossimo, temo, default. Una patrimoniale? Penso che ci sarà, la questione è: pagheranno i contribuenti con i loro conto correnti (come nel 98)? i loro immobili ? O come?