Redazione| 15/04/2020

Non vuole essere una riflessione politica nel senso di critica ai partiti o agli uomini di partito che hanno gestito la situazione: Fontana, Bonaccini o Zaia, sono persone e amministratori che si sono trovati ad affrontare una situazione difficile, di emergenza, e in tutte le situazione di allarme si prendono decisioni corrette e altre che forse potrebbe essere state prese diversamente prima, ma credo che quando le onde colpiscono la nave, il capitano vada aiutato per il bene di tutti, non colpito o messo in difficoltà.

Quello su cui vorrei riflettere è la libertà dei cittadini, il fatto che sono state soppresse una parte delle libertà (libertà di spostamento) in nome dell’emergenza.

Già, ma da quando c’è questa emergenza? Lo “stato di emergenza” in Italia è stato dichiarato dal Consiglio del Ministri del 31 Gennaio 2020, firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in una “Dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili.”. Un’informazione per l’apparato dello Stato che c’è una emergenza in corso. Effetti? Qualcuno si ricorda di cambiamenti dal primo di Febbraio? Nessuno. O sbaglio? Feste di carnevale? Discoteche? Bar? Ristoranti? In Italia il primo caso è quello di Lodi, un paziente mai stato in Cina, per questa ragione viene diagnosticato come COVID solo il 20 Febbraio perché una dottoressa si ostina a voler fare un tampone che secondo i protocolli non era necessario. Il paziente però aveva passato quasi settimane girando per ospedali, campi da calcio, corse e maratone. L’effetto lo sappiamo. Il 23 Febbraio viene decisa la chiusura delle scuole, badate bene: la festa del carnevale si conclude con il Mercoledì delle Ceneri, il 26 Febbraio, dunque nel frattempo feste per giovedì grasso e Carnevale, lo stesso giorno, 23 Febbraio. Ricordiamocelo quando ci dicono che dobbiamo stare in casa perché c’è una emergenza sanitaria!

Ma quando inizia l’emergenza sanitaria COVID? Il primo caso è del 17 Novembre, ma le autorità locali della regione dello Hubai e quelle della megalopoli (12 milioni di abitanti, tanto per farvi un’idea, Milano non arriva a 2 milioni) di Wuhan, a voler essere neutrali, sottovalutano il problema.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) verrà informata il 31 dicembre. Quindi un mese intercorre tra la situazione e la Delibera del Governo, un altro mese tra  la dichiarazione e le prime azioni. Noi che viviamo alle Canarie lo sappiamo, se il primo caso delle Canarie è del 24 Gennaio, un tedesco che passava le vacanze a La Gomera, i primi casi di Tenerife sono un medico lombardo e consorte, più tardi tre donne italiane a Gran Canaria, casi tra fine febbraio e primi marzo, partiti da aeroporti lombardi. Come mai dopo il 20 febbraio nessuno si è posto il problema di monitorare gli aeroporti? Ricordiamocelo quando questa estate anziché monitorare le partenze, impediranno ai turisti di partire, senza fare un tampone!!!

Nel frattempo tra ora e Febbraio? La situazione si fa quasi paradossale: pur sapendo che almeno il 60% dei pazienti sono asintomatici, senza febbre, negli aeroporti continuano a utilizzare i termoscanner, termometri per individuare la febbre sopra i 37.5 gradi. Si tratta il virus come qualcosa “di cinese”, con tutta una serie di psicosi prodotte più o meno volontariamente, che hanno portato alcune persone instabili ad aggredire chiunque avesse gli occhi a mandorla, che poi fosse nato e vissuto in Italia o magari fosse indonesiano, poco conta. Risposta quindi rapida? I voli da tutta Europa erano consentiti, ecco che bastava prendere un volo: Shanghai Berlino o Madrid o Lisbona e il gioco era fatto.

Nessuno ha pensato di imporre mascherine o, vista la penuria, di avviarne la produzione sin dai primi di gennaio; anzi vari politici accusavano di essere menagrami, nemici dell’economia chiunque dicesse che bisognava prendere misure per difendere i gangli della società (personale sanitario, forze di sicurezza in primis, ma anche trasportatori, tassisti, autisti, etc) e avviare una serie di controlli; ci si è limitati a dire che i controlli dovevano essere fatti a chi ritornasse da zone focolaio, dando argomentazione ai razzisti.

Beh la situazione la sapete tutti, siamo chiusi in casa, tutti, impediti in ogni trasferimento, ci è consentito solo di far la spesa, magari mettendoci in coda con altre persone … mi direte: ” eh, sì, il metro di distanza”, peccato che studi di propagazione della malattia abbiano dimostrato tante cose amene: persone contagiate a 4 metri di distanza, persone contagiate da persone che non tossivano, ma semplicemente parlavano; altri studi hanno dimostrato che particelle emesse dal nostro respiro possono arrivare ad alcuni metri e permanere nell’aria per 20 minuti, secondo un video che spero presto di ritrovare. Mi direte: Stato d’emergenza! Eh già, i nostri politici (ora) di tutti i colori, si appellano a questo stato di emergenza per gestire l’allarme a livello sanitario (ma era poi così inimmaginabile?).

Ma cos’è lo Stato d’emergenza? Lo Stato d’emergenza è una misura adottata da uno stato democratico (dal governo precisamente, potere esecutivo) che ritiene che vi sia un pericolo IMMINENTE che minaccia la nazione. Badate bene, è uno strumento democratico, nessuno può lamentarsi, ma queste disposizioni permettono al governo di limitare alcune libertà fondamentali tra cui anche la libertà di movimento. Non è cosa da poco, pensateci, ai criminali come punizione massima si applica proprio questo provvedimento.

Gli esperti ci dicono che dobbiamo avere pazienza, durerà ancora tanto,i politici confermano, tanto che poi hanno bloccato attività produttive di tutti i settore dal primario al terziario. Però scusate: il pericolo non è allora più imminente, questa è una situazione rischiosa, ma che rimane lì e va gestita.

Ho detto gestita? Da un punto di vista sanitario? dell’emergenza sanitaria? Quello il nostro governo, come altri governi, per esempio quello spagnolo, lo stanno facendo egregiamente; grazie anche al SACRIFICIO di tanti medici e infermieri. Ma cosa si sta facendo per le persone sane (che mai hanno contratto il virus) e per gli asintomatici che sono guariti sviluppando gli anticorpi e quindi non sono conosciuti alle autorità?

Per ora poco, solo ora si parla di test sierologici, costo 10-15 euro, analisi del sangue che individuino gli anticorpi; attenzione l’essere immuni ora non significa esserlo per sempre.

Ma per i tanti sani? in che condizioni vivono ora?

Innanzitutto i sani sono reclusi nelle loro case, possono spostarsi per fare una passeggiata attorno a casa allontanandosi per un massimo di 200 metri, andare a fare la spesa nel supermercato più vicino e andare dal medico. Il resto?

Niente viaggi, niente aeroporti, nessuna possibilità di incontrare affetti e persone. Ma su quale assunto? “potresti essere contagioso o contagiarti!” attacca  il Grande Fratello di orwelliana memoria. Poi però scopri che le autorità utilizzano gli appartamenti dei condomini per ricoverare gli asintomatici o poco sintomatici, mischiando funzione residenziale con funzione sanitaria tra le peggiori: quella che cura le infezioni gravi e mortali. Ma non ci hanno chiuso in casa per il nostro bene? E, chiedo scusa, ma la situazione di pericolo imminente non è ormai svanita? Cosa stanno facendo le autorità per un ritorno alla vita normale? Per ristabilire le libertà? Produzione di mascherine? In Emilia ne hanno distribuite una, ripeto una, per famiglia; con quale modalità? distribuzione in parcheggi e in edicole? Ops, scusate, ma non ci eravamo detti che dovevamo stare in casa? Mancano dispositivi di protezione individuale? Sì, c’è una grande penuria, e non si vede un gran investimento su questo settore, né una produzione avviata con lungimiranza, quando il 31 dicembre 2019 l’OMS aveva informato del rischio pandemia.

Soluzioni? Poche, nel senso che sembra che le limitazioni continuino o che vengano eliminate per chi va a lavoro.  Scusate, ma a voi non ricorda la libertà del servo della gleba: ti do una casa, ti do un lavoro e ti lego al lavoro (gleba è la zolla di terra), ma scordati di muoverti o andare in giro.

Allora, riassumiamo: l’elemento pericolo imminente non c’è più, ma si continua con le limitazioni alla libertà di viaggiare, cosa mi ricorda? un altro stato, non di emergenza, ma lo stato con la legge marziale, una forma di governo in cui le leggi in vigore vengono TEMPORANEAMENTE sospese … certo mancano i tribunali militari che prendano in gestione l’amministrazione della giustizia.

La domanda posta nel titolo è ovviamente una provocazione, una provocazione che vuole invitare gli stati che hanno risposto in ritardo all’emergenza (tutti e di ogni colore politico) a pensare non solo all’emergenza sanitaria, ma a tutta la società che nei limiti merita di riappropriarsi del proprio diritto di movimento.

Provo a spiegarmi meglio, pensiamo di essere un montanaro del Cadore: emergenza, cade la neve, riempie le strade, fermo tutto e rispondo all’emergenza; cosa faccio? fermo tutto per mesi? magari sino a maggio? chi ha vissuto in montagna sa che non è così, ti armi di scarponi, bastoni, sciarpa e berretto, conscio del pericolo, con prudenza, continui la tua vita, ma non vai in letargo! O no?