Redazione| 15/11/2019

Ho quasi timore a parlarvi di questo argomento e non vorrei prendere una posizione, ma limitarmi ai fatti. Cosa sono le scuole speciali? sono istituti scolastici con professionale qualificato che insegna a bambini speciali quanto può servire a loro per avere una vita il più possibile autonoma. Non dobbiamo confonderci con le scuole differenziali che erano rivolte a bocciati e persone con difficoltà nell’attenzione.

In Italia le une e le altre scuole sono state chiuse nel 1977 con l’istituzione della figura dell’insegnante di sostegno, l’idea era quella di includere il bambino speciale all’interno della classe. Lascio decidere voi se tutto ciò abbia prodotto gli effetti sperati o meno.

img-20191115-wa00005220566961821852154.jpgSe in Italia questi istituti sono durati dai primi anni Sessanta sino alla fine degli anni Settanta, in Spagna invece esistono tuttora e sono molto apprezzati dalle famiglie che riconosco a queste strutture un ruolo fondamentale nell’insegnare a questi bambini speciali (autistici, malattie fisiche, ritardi mentali, limitazioni nelle capacità sensoriali etc.) aspetti utili per una vita il più possibile soddisfacente.

Ma c’è un problema: la futura approvazione della Ley Orgànica para la reforma normativa de Educaciòn promossa dal ministro Celàa si propone nell’arco di 10 anni l’abolizione di questi istituti speciali e il trasferimento dei ragazzi con particolari necessità in strutture ordinarie. Anche qui l’idea base è quella della inclusione, è quella che la società deve saper accogliere chiunque, indipendentemente dalle difficoltà a svolgere un compito o meno.

Tutto bene dunque? No, una parte dei genitori di questi alunni speciali riconosce alle strutture speciali il merito di seguire bene e in modo molto professionale i ragazzi affidati, che in una struttura ordinaria potrebbero non ricevere le medesime cure o soffrire anche di bullismo. Potremmo sintetizzare dicendo: inclusione sì, ma dopo un periodo di apprendimento di conoscenze e abilità, abitudine al vivere insieme che per molti può significare anche accettare il vociare in una stanza.

Perché allora imporre questo cambiamento? Innanzitutto va ricordato che l’ONU ha stabilito nella  Convenzione per i diritti delle persone con handicap l’abolizione di ogni istituto speciale onde evitare la discriminazione nell’educazione.  Secondo aspetto i centri speciali continuerebbe a svolgere un ruolo di aiuto e sostegno dei ragazzi con gravi difficoltà nelle strutture scolastiche.

Tutti contenti? No, soprattutto  alcuni genitori di questi ragazzi che temono che i loro figli non siano seguiti a sufficienza, possano trovare un ambiente non adeguato a loro, non abbastanza stimolante perché non costruito sulle esigenze specifiche di un certo gruppo di persone.

Lascio agli spagnoli dibattere, ho condiviso questa informazione perché ho dato ascolto a una persona amica che mi ha sensibilizzato su questo argomento. Onestamente non ho una mia idea.