Redazione| 20/06/2019

nissoli2019.jpgL’avevo auspicato nei giorni scorsi, miracolosamente  è avvenuto, i vari eletti all’estero dei differenti partiti si sono uniti per sostenere una proposta della deputata di Forza Italia Fucsia Nissoli che voleva sollecitare il Governo a concedere la possibilità a Consolati (UE ed Extra Ue) e ai comuni indicati al momento dell’iscrizione all’AIRE di rispondere alle richieste di carta identità elettronica. La proposta è andata a buon fine grazie alla sinergia di tutti i partiti, non solo quelli più vicini all’area di centro destra (on. Billi della Lega Nord).

Ma cerchiamo di spiegare le cose per gradi.

Tutti voi ricordate la carta di identità cartacea, bene, cancellata dalla vostra mente, ora, quando dovrete rifarla, vi daranno la Carta di Identità Elettronica, con l’acronimo CIE .

Dunque quando si parla di CIE, si parla di carta di identità elettronica, assieme alla quale vi daranno un PIN e un PUK, in due differenti momenti: al momento della richiesta i primi quattro, poi quando vi consegneranno la carta di identità elettronica gli altri 4 numeri di PIN e PUK.

Ma perché un PIN? Semplice, sempre di più l’amministrazione pubblica scommette sulla virtualizzazione di ogni rapporto che potrà essere svolto non tramite sportello, ma attraverso un sito internet.

Questo spiega perché ormai è necessaria anche una PEC, una email (PE posta elettronica) certificata (C) e poi una identità digitale unica (SPID, richiedibile tramite noti provider come per esempio Poste Italiane).

Ritorniamo ora alla squadra di nostri parlamentari che sono riusciti a ottenere una risoluzione che impegna il Governo a “permettere l’erogazione della carta di identità elettronica agli italiani all’estero anche presso i Consolati e nei comuni di iscrizione Aire”.

Come riporta il sito AISE :

L’atto impegna il Governo “a portare a conclusione il piano operativo che consente di estendere le procedure di realizzazione della carta di identità elettronica e del sistema SPID ai cittadini italiani residenti all’estero, con riferimento sia ai cittadini italiani residenti nei paesi Ue che a quelli residenti nei paesi extra Ue e iscritti all’AIRE; ad assicurare le risorse necessarie e a definire le modalità organizzative tecniche.

La deputata manifesta tutta la sua gioia e soddisfazione:

 “Ringrazio i Presidenti delle Commissioni Affari esteri e Affari costituzionali e tutti i colleghi dei vari partiti per aver votato a favore della mia risoluzione che impegna il Governo a permettere il rilascio della carta di identità elettronica all’estero, anche nei Paesi extra UE, ai cittadini italiani iscritti all’AIRE”.

“Ringrazio il Governo per aver dato parere favorevole a tale risoluzione”[…]

Speriamo che in futuro si smetta di fare di ogni problema una gara tra fazioni, ma si introduca il concetto del fare per il bene dei cittadini, appoggiando, quando è il caso, richieste anche della parte politica dell’opposizione come è successo in questo caso.

carta identitàTroppo spesso l’Italia vede una politica che è stata ormai completamente balcanizzata, divisa in fazioni, urlata, sguaiata, fondata sul ritorno immediato e su un risveglio della parte più irrazionale, emotiva, alla fine quindi violenta (aspetto di cui si è responsabili, almeno moralmente) dei cittadini: gli effetti sono sotto gli occhi di tutti, non si contano più gli scontri e le violenze per motivi ideologici, gli ultimi due avvenuti nella città eterna, Roma, che dovrebbe essere salotto per il turismo e invece … (a scanso di equivoci, non intendo minimamente dare la responsabilità a qualsivoglia Sindaco, qui il discorso è ben più profondo).

Auspico sempre più una politica sì del fare, ma un fare pacato, riflessivo e riflettuto, equilibrato, ragionato e che risolva problemi concreti. Forse non è un procedimento che porta in breve tempo voti, ma è un agire che porta allo sviluppo economico e sociale al nostro paese, e sa Dio quanto se ne abbia bisogno e forse è la ragione per cui molti, stanchi di questa politica belligerante, se ne sono andati altrove; sono fermamente convinto che buona parte degli emigrati italiani, soprattutto in paesi come la Spagna e in particolar modo le Canarie, non siano in buona parte emigrati economici, per problemi di lavoro, ma persone che vivevano con profondo disagio e sofferenza la loro esistenza in un’Italia che da Belpaese è diventata luogo di scontro, di discussioni, di toni urlati e politicamente scorrettissimi, di assenza di comportamenti corretti e di atteggiamenti di rispetto, di stile e di conformità alle norme nel vivere quotidiano.

Annunci