Redazione| 14/06/2019

L’ho già detto: non sono un commercialista, però mi piace interessarmi di alcuni temi, a dire il vero di tanti temi molto diversi tra loro, tra cui anche il risparmio, nel senso di deposito ma sotto un’ottica dell’investimento prudente.

Lo speculatore cerca di cavalcare l’onda, investe nell’ottica del maggiore profitto, differenziando i propri investimenti, ma non voglio occuparmi di questo, perché non sono vicino a questa mentalità e forse neanche mi interessa, vedendo comunque nell’economia un modo per creare benessere innanzitutto sociale e culturale. Usando una metafora: preferisco una capanna in paradiso che un castello all’inferno.

I buoni del tesoro italiani sono esposti a una notevole volatilità, una grande variazione di prezzo, anche nel medesimo giorno, aumentano e diminuiscono di 20 punti base a livello di spread, ciò significa che sono esposti a movimenti che sono fuori dalla portata del piccolo investitore.

Usando come punto di riferimento il btp a 10Y , a dieci anni, vale tra i 250 pt.b. sino a quasi 300 pt.b.; gli omologhi spagnoli si mantengono a una notevole distanza: valgono un terzo, o guardando la situazione dall’altra parte i buoni italiani si posizionano e rendono in media il 330% e 310% rispetto a quello che rendono gli omologhi spagnoli.

Non è un segreto che gli attuali partiti al governo dell’Italia siano favorevoli a un’uscita dall’euro e i mini-bot uniti a finanziarie in deficit sembrano confermare questa tendenza a non poter (voler) eventualmente rispettare gli impegni presi con gli investitori interni ed esteri.

Certo, i buoni italiani rendono, ma ciò significa che NOI CITTADINI ITALIANI dovremo nel futuro pagare con le nostre tasse più soldi agli investitori, ma più si allunga il tempo per la conclusione del prestito più la spada sopra la testa dei medesimi investitori lacera il filo a cui è attaccata.

Concludo la riflessione: sconsiglierei a qualsiasi investitore prudente dunque di acquistare buoni del tesoro italiani soprattutto con una durata notevole. Cosa fare dei risparmi? Beni rifugio: immobili, oro e tutto ciò che può difenderci dall’inflazione e da eventuali crolli dei mercati e di perdita d’acquisto della moneta. Non capisco come un governo con economisti possa credere che la soluzione sia nel fare debiti (per chi ha qualche anno come il sottoscritto, sa bene quando gli anziani ci abbiano insegnato a risparmiare, a odiare qualsiasi forma di debito e a rifuggire da un consumismo fine a se stesso) o distribuire denaro creato tramite il deficit: nessuno sembra preoccuparsi del futuro e di quali carte si abbiano per restituire quanto meno gli interessi. Molto spesso sembra di essere di fronte  a persone che non si pongano il problema del futuro, tutto viene fatto per cercare una risposta all’immediato in una confusione tra il certo (debito) e il desiderato (lo sviluppo economico e il maggior gettito fiscale derivante), in mezzo tra questi due aspetti c’è il mare della tendenza a risparmiare degli italiani e la libertà, tipica del sistema capitalistico, di usare il denaro secondo la libera iniziativa.

Mi dispiace dirlo, ma sempre più i nostri governanti mi ricordano dei bancarottieri, i quali sono ben consci della situazione contabile, ma continuano a creare deficit pur di continuare il proprio piano, nella speranza che non sia fallimentare. L’economia non si fa con le speranze, ma con la partita doppia e piani di azione verificabili passo dopo passo. Si preoccupano del futuro? nel loro modo sì, ossia come i bancarottieri pensano di sparire lasciando debiti, così temo che questi abbiano la volontà di far saltare la moneta unica per far saltare il banco. Pensate cosa succederebbe ai piccoli investitori (o agli investitori istituzionali) che hanno investito in buoni del tesoro in euro … .

A pagare il conto saremo noi.

Permettetemi un’altra e ultima metafora: soci come questi sono da evitare come le termiti.

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