Antonio| 03/03/2019

Già in passato mi ero occupato del tema degli affitti di immobili e dell’acquisto di case, cercando di fare chiarezza sulle leggi relative alle case. Il tema è complesso e, come vi dirò in altro articolo, in via di cambiamenti legislativi radicali.

Cerchiamo però di sintetizzare: esiste l’alquiler turistico (affittate un appartamento da una data a una data) e un alquiler a larga temporada ( è il nostro affitto residenziale, sinora era stato al massimo di tre anni, o meglio di uno “rinnovabile”, ma con le ultime decisioni del Gobierno español può arrivare a cinque se affitta un privato o sette se affitta un’impresa).

  1. Problema: cosa succede in un territorio fragile e piccolo come le Canarie?

Le Canarie sono sette isole di un arcipelago, praticamente tutte insieme non raggiungono un quinto dell’estensione della Sicilia, non hanno grande zone pianeggianti e gli abitanti si concentrano o sulle coste o su paesi arroccati dove c’è poco lavoro. Ecco perché un territorio che definisco fragile e piccolo.

Veniamo al problema della ricchezza pro capite. Per quanto la Spagna sia ormai dal 2015 lo stato in Europa con una maggiore crescita in termini di prodotto interno lordo (PIB Producto Interno Bruto in spagnolo), in media sopra il 3% , in alcune zone ha sfiorato il 4%, questa ripresa tarda a farsi sentire sull’aumento degli stipendi e del numero di occupati, creando forte malcontento.

Aggiungiamo due particolari: precarietà del mondo del lavoro che ruota attorno al turismo e presenza di molti stranieri (anche italiani) che ottengono un lavoro magari a fronte di una disoccupazione di circa 20 punti in percentuale tra gli isolani.

Cosa mancava a complicare la situazione? Un’econmia basata praticamente solo sul turismo. Attorno a questa economia si sono formate due categorie di stranieri alle Canarie: il vacanziero che cerca nelle Canarie un buon clima e divertimento; secondo lo straniero che cerca qui un luogo per rifarsi una vita.

2. Quale interazione tra isolani e stranieri?

In questi anni è successo un qualcosa di lento, inarrestabile e tragico: interi quartieri per esempio di Las Palmas, sono stati svuotati dei suoi abitanti canari per fare posto a turisti disposti a pagare una cifra maggiore. Ma attenzione il problema non è solo per gli abitanti, ma anche per tutti quei professionisti che fanno fatica a trovare una sede per le proprie attività: medici, avvocati, ragionieri, commercialisti, etc.. Ma come è avvenuto tutto ciò? Facile a spiegarlo, i proprietari di casa, di ogni nazionalità, non rinnovavano i contratti o imponevano aumenti tra il 50 e il 70% del prezzo iniziale, ecco che un appartamento da 450 poteva passare a 900 o a 1200 o 1500. Perché? perché lo stesso appartamento in alquiler turistico vale 80-150 euro a notte, moltiplicate per 30 giorni … .

Le soluzioni? I politici tradizionali, sensibili alle riflessioni delle grandi catene di alberghi, che però, fate attenzione, sono quelli che garantiscono le assunzioni di operai e impiegati, chiedono limiti all’alquiler vacacional o turistico, ecco spiegata la ragione di alcuni cambiamenti nella legge che permettono di porre limiti all’utilizzo degli appartamenti come affitto ai turisti.

In tutta questa situazione cosa fa la comunità italiana? Ho visto che applaude a questi limiti, sperando così in una diminuzione del costo degli affitti come residenti.

Problema risolto? Non tanto, se alle Canarie è una voce autorevole il sindacato degli albergatori, lo è anche quello dei proprietari di casa per scopi turistici (ASCAV Associazione Canaria Alquiler Vacacional) che ha ottenuto differenti vittorie sul fronte legale.

Il problema dunque dell’aumento degli affitti e della difficoltà per molti canari di affittare rimane, una risposta la sta tentando anche un’altra forza politica, o meglio dovrei dire area politica: il nazionalismo canario che badate bene chiede: maggiore autonomia (se non una vera secessione da Madrid) e una #LeydeResidencia ; credo non serva tradurre, ma lo faccio: legge per concedere la residenza, residenza a cui si lega la possibilità di vivere sul suolo canario non come turista, quindi con i due diritti fondamentali: sanità e ricerca del lavoro.

Avete capito bene: questa ultima forza politica, la meno vicina alle posizioni delle grandi catene internazionali di alberghi, chiede non tanto di limitare l’alquiler vacacional ossia turistico, quanto quella di limitare l’ingresso di stranieri (anche italiani) a scopo residenziale e vincolare l’assunzione di stranieri ad alcuni parametri. Vedendo dal loro punto di vista il problema, le richieste sono razionali e in linea con tanti paese democratici. E qui che le mani della comunità italiana potrebbero smettere di applaudire.

4. Le reazioni.

Ho cercato di sondare internet in vista di obiezioni: “ma noi portiamo soldi”, la prima classica obiezione. Stop. La fonte di reddito alle Canarie è il turismo, nel turismo c’è un afflusso considerato pregiato ed è quello del nord e centro Europa (tedeschi, scandinavi, etc) e c’è un afflusso di turismo che spende poco: quello dei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo (Spagna, Italia, …). Quello italiano potrebbe dunque essere visto come un contributo che porta maggiori svantaggi che vantaggi: fa aumentare gli affitti residenziali, rappresenta una concorrenza da un punto di vista lavorativo, va a modificare e aumentare i prezzi degli acquisti degli immobili.

4. Le mie conclusioni.

Non affermo queste cose perché le condivida, ma spiegarvi semplicemente l’aria che tira tra le persone, non si capisce cosa accadrà maggio prossimo, sinora i discorsi nazionalistici non avevano fatto breccia sul voto canario, un voto concreto e poco di “lotta”, tuttavia queste forze politiche potrebbero diventare fondamentali per la costituzione di una maggioranza e quindi potrebbero chiedere una contropartita: abbandono dei toni secessionistici, ma una legge sulla concessione delle residenze che escluderebbe alcune persone. Sommiamo il voto europeo e un eventuale indebolimento dei valori europei, potrebbero essere un trampolino di lancio per questi ragionamenti.

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