Antonio| 11/11/2018

Premesso che chi vi scrive non ha assolutamente le idee chiare su quale sia la scelta migliore, per cui non intendo schierarmi a favore del sì o del no, tuttavia vorrei, guardando ai dati di fatto o alle finalità dell’opera, cercare di fotografare la situazione che anima le coscienze di tanti canari.

Partiamo da un punto: in generale, la società canaria mi sembra poco entusiasta dell’opera, in una larga parte contraria, ma anche poco attenta ai vantaggi economici che da questa opera si potrebbero generare. Ho trovato questa immagine che trovo molto chiara:

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attualmente esiste la costa, parte della spiaggia in ciotoli, un piccolo molo per i pescherecci, piccole imbarcazioni e la possibilità di attracco solo per una compagnia di trasporti: la Fred Olsen. Si tratterebbe dunque di costruire i due moli che vedete: il primo che parte dalla costa verso di voi e il secondo dove vedete disegnata la nave, inoltre si aggiungerebbe quella piazzola centrale.

L’opera verrebbe realizzata in quattro anni, una valanga di lavoro che porterebbe ricchezza nella zona, ma secondo gli oppositori anche a danni paesaggistici: attualmente si può ammirare l’orizzonte, mentre dopo la zona verrebbe chiusa da tanto cemento e navi di notevoli dimensioni. La zona che verrebbe chiusa è l’unica che è utilizzata per la balneazione ed è difficile immaginare che lo spazio di mare retrostante rimanga pulitissimo (ma ora lo è?). Inutile negarcelo, il rischio che Agaete rimanga senza i bei paesaggi e un mare limpido per la balneazione  c’è. L’impatto ambientale? Le autorità, studi alla mani, affermano che sia nullo.

Veniamo però ai vantaggi: il progetto vede un investimento di 44 milioni di euro, sarà finanziato per l’85% con i fondi europei per lo sviluppo regionale e vedrà solo un 15 % di contributi del Gobierno de Canarias. Si calcola che vi saranno centinaia di nuove assunzioni, centinaia di famiglie vedranno un nuovo stipendio entrare nel proprio conto in banca, soldi da spendere in attività commerciali e acquisti, immobili e investimenti. Anche questo è indubitabile.  Un porto significa: investimenti, lavoro, sviluppo economico commerciale, aumento di valore di immobili situati vicino alla zona.

La decisione non è dunque facile e il rapido sviluppo economico di Las Palmas negli anni 90 sta lì: esempio e prova tangibile, con i suoi posti di lavoro, investimenti esteri, per l’installazione per esempio di magazzini, l’espansione lungo la costa.

Ma per quale ragione l’Europa vuole investire in questa opera? la ragione è togliere alla Fred Olsen l’esclusiva di attracco, a favore di compagnie come Armas. Ma cosa dice Fred Olsen? la compagnia è favorevole all’opera che dovrebbe portare alla costruzione di un grande molo di circa 450 metri. Concorrenza dovrebbe significare maggior offerta, quindi diminuzione dei prezzi, convenienza nel trasporto e quindi ulteriori investimenti per un Nord che attualmente risulta depresso economicamente e ancora con una alta disoccupazione. Difficile per i partiti nazionalisti, così attenti agli interessi della popolazione locale, non affrontare questo argomento: ecco spiegato il voto favorevole dei maggiori partiti dell’arcipelago. Ma se il Gobierno de Canarias e le istituzioni centrali sono favorevoli all’opera, lo stesso Comune (Ayuntamiento de Villa de Agaete), sull’onda delle emozioni popolari, si è detto contrario, votando una mozione approvata all’unanimità. Come si dividono i partiti? La domanda corretta sarebbe: come si schierano i vari rappresentanti? I politici locali contrari, gli altri favorevoli, ad eccezione di ANC (Alternativa Nacionalista Canaria) e UP (Unidad del Pueblo).

Negli ultimi giorni, il 6 novembre, artisti e fotografi hanno prestato la loro creatività per testimoniare quali danni paesaggistici si produrrebbero con questa opera che arriverebbe, secondo loro, a lambire una zona protetta e a cambiare in modo irreversibile la vista sulla costa.

Bloccare tutto e rimanere fermi? Qual è attualmente la situazione? Puerto de Las Nieves, così si chiama il porto di Agaete, accoglie ogni anno più di un milione di passeggeri, i quali situano questo porto tra i primi quindici di tutta Spagna, oltre al milione di passeggeri passano per di qua: 49.392 veicoli industriali, 8.421 moto, 302.019 autoveicoli. Grandi numeri? Certamente, ma proprio su questi numeri puntano anche gli oppositori dell’opera, facendo notare che vi è stato un calo del 6% nei trasporti. Calo dovuto all’esclusiva a una sola compagnia marittima, rispondono i favorevoli, e all’impossibilità attuale di creare più collegamenti e con altre isole ( La Palma, la quale vede un aumento incredibile di turisti, La Gomera e El Hierro), non solo con Tenerife, dove attualmente bisogna per forza passare.

Una decisione difficile, complessa e con effetti sul futuro. Effetti sociali ed economici, ambientali e in ultimo politici. Certo i cittadini hanno diritto e dovere di scegliere, ma non sull’onda dell’emozione, di costumi e canti, bande e bandiere, bensì su ragionamenti: guardare al passato non porta sviluppo economico. Il popolo è sovrano, ma una volta che dice un sì o un no, deve accettare le conseguenze con responsabilità per sé e le generazioni future.

Libera analisi costruita sui dati della seguente fonte:  Canarias en Hora .

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