Redazione| 21/07/2017

imagesRDQ1ID9FDal 2008 la Spagna venne coinvolta dallo scoppio della bolla immobiliare: crisi economica, licenziamenti, ipoteche non pagate, appartamenti invenduti e banche con conti devastati da una situazione catastrofica.

Qui, alle Canarie, la situazione ebbe il periodo peggiore tra il 2012 e il 2013, dove il PIL regionale crollò persino del -3.1%, con conseguente chiusura di attività e licenziamenti.

In quel momento affittare un appartamento poteva essere veramente conveniente; ecco che alcuni prezzi che leggete in internet risentono forse di questo periodo.

Sembra che alcune agenzie italiane di servizi o società immobiliari italiane continuino a giocare su questi prezzi (estremamente bassi) per procacciarsi clienti, che, dopo essere arrivati, si rendono conto che i prezzi sono pressoché raddoppiati. Mentre una volta poteva anche essere possibile trovare qualcosa in zona turistica tra 350 e 400  euro, ora è impossibile!!! Poi le eccezioni esistono, nessuno lo nega. I prezzi sono cresciuti parecchio e per uso turistico lo stesso appartamento vale tra i 1000 e i 1500 euro al mese, tra i 35 e i 45 euro a notte.

Ma perché sono raddoppiati i prezzi? Perché la società immobiliare a cui vi siete affidati è ingorda? forse, ma anche no … vi spiego: l’economia è in ripresa in tutta Europa, e la Spagna guida questa classifica con una ripresa media dello 3,2% (alle Canarie l’anno scorso si è chiuso l’anno con un +3.8%). Aggiungete l’incremento costante di turisti, dovuto al fatto che le Canarie attualmente sono l’unica meta sicura e tranquilla, se paragonata a luoghi come l’Egitto (notizia di alcuni giorni fa l’accoltellamento di alcune turiste), o una meta a più buon mercato rispetto ai Caraibi. Per questi fattori e altri, inevitabilmente i costi per l’alloggio salgono! La ragione di mercato è semplice: i proprietari non hanno più bisogno di abbassare il prezzo.

Ma i prezzi alti possono anche dipendere da un altro fattore: da “chi” è il locatario. C’è diffidenza dei proprietari di casa (di qualsiasi nazionalità, italiani in primis) ad affittare ad italiani (sic!). Perché? razzismo? macché … paura, per due ragioni: in Spagna, in caso di non pagamento dell’affitto, il locatore deve rivolgersi alla giustizia per vedere riconosciuto l’indennizzo corrispondente, ma deve anche affrontare le seguenti spese: avvocato, procuratore, cambio serrature e spese processuali. Da una rapida intervista a società immobiliari di Fuerteventura e Gran Canaria, sembra che i casi di non pagamento degli affitti siano molto diffusi. Cosa ne è conseguito? Per affittare, da un po’ di tempo, pretendono almeno il versamento di una cauzione di sei mesi e spesso non basta: magari pretendendo una nomina ( busta paga in spagnolo) o dei dati relativi della pensione, aspetto che tranquillizza abbastanza il proprietario.

Durante una delle mie interviste, mi è stato poi detto che molti italiani si sarebbero macchiati di gesti come il furto di suppellettili: dalle più costose (televisori, etc ….) alle più comuni (piatti, posate, etc.) perché? per portarsele in un altro appartamento magari affittato altrove; inoltre lascerebbero le case in condizioni veramente pessime: sporche e con l’aria irrespirabile per il fumo. Ecco che quell’ondata di italiani (ancora in atto), con la convinzione di un costo della vita non corrispondente alla realtà delle Canarie, sta portando non pochi problemi, soprattutto se per disperazione finiscono per affidarsi al tirare a campare, in un modo o nell’altro.

Ma chi vede gli effetti negativi di questa dinamica?

Chi arriva qui con l’intenzione di investire, risiedere (come i pensionati), le persone che vorrebbero avviare attività, ma soprattutto coloro i quali hanno attività già avviate da tempo. Una fonte, che non rivelo, mi ha confessato che improvvisamente un fornitore ha incominciato a chiedere il pagamento della merce in contanti, a domanda sul motivo del cambiamento nel rapporto (alle Canarie il rapporto di fiducia è diffuso), il fornitore avrebbe risposto che ha avuto brutte esperienze con gli italiani: alcuni (non casi eccezionali) avrebbero aperto attività e chiuso le medesime nell’arco di pochi mesi, lasciando debiti con buona parte dei fornitori (locatario in primis).

Durante una di queste interviste, in un luogo che non preciso, una cliente avrebbe aggiunto: italianos razistas y homofobos. Insomma un colpo da maestro: sembra che alcuni facciano filotto come nel biliardo! La signora mi ha raccontato che il figlio, gay dichiarato e senza problemi alle Canarie, sarebbe stato offeso in un esercizio commerciale da lavoratori italiani (reato in Spagna!).

L’indagine è terminata, ma ammetto di aver provato molta tristezza nell’ascoltare queste parole, pronunciate, badate bene, anche da italiani!

Vorrei solo che fosse chiaro a tutti che questi non sono gli italiani, sono solo “disperati” e “vittime di una cattiva informazione”, gli italiani rimangono “brava gente”.