Redazione| 11/07/2017

inps

Il Presidente dell’INPS, dott. Tito Boeri, ha presentato la relazione sul pagamento delle pensioni all’estero, a riferirlo sono l’on. Marco Fedi e Fabio Porta, deputati Pd eletti all’estero. Ecco a voi i punti più importanti.

“Nel 2016  […] l ’insieme delle pensioni pagate all’estero nel 2016 ammonta a quasi 380.000 prestazioni tra le quali sono incluse sia quelle in regime di totalizzazione internazionale che quelle liquidate sulla base di sola contribuzione italiana (cosiddette pensioni “autonome”)”.

Ma quali sono le categorie di persone che richiedono questa pensione? Nel Rapporto si legge:

  • l’emigrante italiano costretto a trasferirsi in un altro Paese per necessità economiche
  • gli stranieri immigrati che hanno lavorato in Italia e sono poi tornati nel proprio Paese di origine
  • i pensionati italiani che scelgono di emigrare al seguito di figli o nipoti o alla ricerca di luoghi fiscalmente vantaggiosi e/o con un costo della vita relativamente più basso di quello del nostro Paese

Il dott. Tito Boeri ricorda che le pensioni erogate all’estero rappresentano il 2,2% di tutte le pensioni erogate dall’Istituto, che presiede, e coinvolgono complessivamente ben 160 paesi.

Nell’ultimo periodo si è vista una riduzione del numero di pensioni pagate in USA e in Canada, mentre si registra un incremento per paesi quali la Germania e Svizzera, mentre in calo sono paesi come la Francia, il Belgio.
Ecco alcuni dati:

  •   182.254 in Europa,
  • 96.597 in America settentrionale,
  • 47.581 in Oceania,
  • 41.444 in America meridionale,
  • 1.026 in America centrale,
  • 2.991 in Africa,
  • 1.374 in Asia per un totale di 373.265.

Gli onorevoli Fedi e Porta rilevano che è importante sottolineare “la forte crescita delle pensioni pagate in America centrale e in Asia (rispettivamente + 42,8% e +42,6% tra il 2012 e il 2016)”; secondo i due parlamentari PD ciò è determinato soprattutto dal rientro di coloro che, dopo aver lavorato e/o aver conseguito diritto a pensione in Italia, scelgono di tornare nel proprio Paese d’origine”.

La gran parte della spesa è comunque destinata ancora a cittadini italiani; “solo poco più del 17% dei beneficiari risulta straniero con differenze però importanti per l’Asia e l’Africa”.
I beneficiari stranieri che vivono all’estero sono soprattutto donne (circa l’80%) ma oltre il 60% sono titolari di pensioni ai superstiti e tuttavia, soprattutto nell’area europea, è in crescita il numero di donne straniere che hanno maturato il diritto alla pensione di vecchiaia per aver lavorato in Italia.

L’INPS sottolinea che “per quanto al trattamento fiscale applicato alle pensioni pagate all’estero, con riferimento alle 55.238 pensioni erogate nel periodo d’imposta 2016 per cui è stata richiesta l’applicazione delle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni, quasi l’85% (46.848 soggetti) dei pensionati detassati si concentra su sei paesi (Australia, Germania, Svizzera, Canada, Belgio e Austria)” e conclude che si ipotizza “un mancato gettito, ipotizzando l’assenza di eventuali detrazioni d’imposta, in 102 milioni di euro.

Non è illogico prospettare eventuali interventi normativi qualora l’Italia navigasse in brutte acque da un punto di vista finanziario.

 

Fonte: AISE

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