Redazione| 04/07/2017

boldrin.jpgVi condivido questo articolo apparso su La Provincia (edizione del 2 luglio 2017 a pag. 40), il maggior quotidiano di Gran Canaria, che riporta l’intervista di Natalia Vaquero (società Epipress) all’economista Michele Boldrin, ex direttore della FEDEA e autore del libro “Contra los monopolios”.

Ci tengo a precisare che come blog siamo apartitici, per cui riportiamo la notizia come contributo alla discussione e senza schierarci nel dibattito. Qualsiasi contributo ci invierete lo pubblicheremo con estremo interesse. Siamo in generale disinteressati verso la politica italiana, perché riportare allora la notizia? Perché ha occupato un quotidiano canario, solo per questo.

Chi è il professor Boldrin? Ecco alcuni elementi: ex direttore della Fedea, esperto di crescita economica e dell’utilizzo delle nuove tecnologie finalizzate allo sviluppo economico, professore presso università inglesi e americane, leader del partito FARE nel 2014, candidato non eletto nelle Elezioni Europee 2014.

L’opinione dell’economista è chiara: “abbiamo bisogno di cambiamenti radicali nella politica economica degli stati (Spagna e Italia n.d.r.), quello fatto sinora non è servito a nulla e a volte è stato persino dannoso”.

A proposito di danni, il riferimento a Matteo Renzi è lapidario:

Renzi es un payaso. En seis años de carrera politica ha cambiado de opinion y de promesa 15 veces

Renzi viene definito dall’economista un “pagliaccio” che in sei anni di carriera politica ha cambiato almeno 15 volte le idee e le promesse fatte.

Secondo quanto riportato dal quotidiano di Las Palmas il professore rincara poi la dose, rispondendo infatti a una domanda che chiede di mettere a confronto Renzi e Rajoy, l’economista risponde:

En la comparacion Renzi-Rajoy, gana Rajoy, Renzi no ha hecho mas que daño all’Italia. Es un egocentrico patologico y un mediocre intelectual

Traduzione: “mettendo a confronto Renzi-Rajoy, sicuramente vince Rajoy, Renzi non ha fatto che danni all’Italia” […] il resto delle parole è assolutamente comprensibile.

L’intervista prosegue analizzando la situazione degli istituti di credito in Italia: alcuni versano in forte difficoltà e secondo il professor Boldrin l’ultimo problema con Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sta a dimostrarlo; il fatto grave è che molti di questi problemi stanno ricadendo e ricadranno sulle spalle dei contribuenti.

Chi però volesse candidare il professor Boldrin alla guida di qualche partito populista verrà presto deluso: il professore ha fatto un manifesto chiedendo il voto per Hillary Clinton, si dichiara un estimatore della Merkel e delle sue politiche, definisce morte e sepolte le spinte autonomistiche di alcune regioni italiane (in quanto sostenute solo da una minoranza) e non vede nell’uscita dall’euro una soluzione credibile e realizzabile.

Secondo l’economista, la Spagna ha giocato meglio le proprie carte sia nell’affrontare la crisi di Bankia, che successivamente con la vendita di Banco Popular a Santander per un euro. Ma i complimenti alla Spagna e al suo presidente del Governo continuano: si è provveduto a razionalizzare la spesa pubblica, si è messo in campo il progetto di una riforma fiscale e si è cercato un maggiore dialogo con le differenti forze sociali, in primis i sindacati. Tutto positivo? No, secondo il professore, la Spagna deve ancora mettere mano a una riforma dell’istruzione che prenda più in considerazione i bisogni delle imprese.

L’analisi della situazione economica italiana non lascia troppe speranze: “un paese stanco e senza alcuna prospettiva di crescita“, questa situazione fa da controcanto all’analisi sulla Spagna, definita un paese “più aperto a la modernita”, prova di questo? L’esempio dell’economista è preciso e diretto:

Ver todo esto del orgullo gay en Roma seria impensable

Traduzione: “sarebbe inimmaginabile vedere la manifestazione dell’orgoglio gay a Roma” (in realtà avvenuto, già negli anni 2000, ma con uno strascico di polemiche politiche e religiosi da rendere la situazione sicuramente incandescente, non un giorno di festa e accoglienza, ma di ostilità e contrapposizione civile).

L’analisi della situazione economica dei due paesi passa al confronto tra le zone del sud della Spagna e dell’Italia, il commento del professore è poi impietoso: intere zone in mano alla criminalità e con politici che decidono la sorte dei cittadini che vivono solo grazie ai sussidi dello stato.

Ma quali le soluzioni? queste alcune:

  • il settore industriale deve essere più competitivo
  • aumentare la produzione
  • il settore dei servizi deve essere più aperto alla concorrenza
  • diminuire la pressione fiscale
  • sostenere la nascita e lo sviluppo di imprese che producano nuove tecnologie e invenzioni nel capo digitale.

La sfida è aperta. Chi arriverà primo?