Redazione| 16/06/2017

trojan_di_stato_0617In linguaggio informatico i trojan sono programmi informatici che, a differenza dei virus, non danneggiano, bensì catturano informazioni e le spediscono a utenti lontani. Secondo quanto riporta uno dei più importanti siti di informatica, www.ilsoftware.it , è stato definitivamente approvato in Parlamento il disegno di legge, di iniziativa del Governo, che applica modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario: tra le tante novità ce n’è una che agli addetti ai lavori ha destato qualche preoccupazione. In poche parola la normativa dà piena legittimità ai “captatori informatici” o “trojan di Stato” da parte delle autorità che potranno così, una volta installato il software, carpire le informazioni utili alle indagini investigative.

Inizialmente sembrava che l’uso di questi “software spioni” fosse limitato esclusivamente alle indagini per reati di terrorismo e mafia, ora, leggendo il disegno di legge, emerge che l’uso di questi “spioni informatici” potrà essere esteso anche per i reati minori  (non colposi con pena superiore ai cinque anni). Siccome il governo ha imposto la fiducia su questo disegno di legge, i deputati non sono entrati nel merito, anche di critiche più che fondate: per esempio, evidenziano gli esperti:

La legge non impone la realizzazione di alcun registro nazionale che raccolga:

  • i codici sorgente dei captatori
  • tutte le informazioni sugli sviluppatori.

Non affronta inoltre il tema dell’immodificabilità del contenuto dei dispositivi soggetti a monitoraggio e dell’eventuale successiva alterazione del materiale acquisito.