Antonio| 19/04/2017

Tutti noi sappiamo che la Spagna, trascinata dalla crisi economica del 2008, e affondata dalla bolla immobiliare di migliaia di appartamenti costruiti e mai acquistati, con conseguente peggioramento della condizione di vita di lavoratori e danno economico per gli istituti bancari che si sono trovati esposti a crediti inesigibili, proprietari di immobili profondamente svalutati e con portfolio titoli di asset economici tossici, ha deciso il 3 dicembre 2012 di chiedere all’UE un prestito per aiutare il proprio sistema bancario: nazionalizzando gli istituti, creando bad banks finalizzate all’amministrazione di titoli tossici legati all’immobiliare e ricapitalizzando le banche ripulite e salvate ( Bankia, Catalunya Banc, NCG Banco e Banco de Valencia, …); l’aiuto prestito ammonta a 36 miliardi circa.

A distanza di quasi cinque anni gli aggiustamenti nel settore del credito stanno mietendo impiegati, l’ultimo calo registrato è di 8.500 esuberi a cui non è stato rinnovato il contratto o lasciati a casa.

190417-Depositos.gifRispetto al 2008, anno in cui si è avuto il picco di impiegati in questo settore, si è avuto un calo del 30% degli occupati in questo settore e una chiusura cospicua di filiali, in modo da razionalizzare le uscite e riportarle sotto controllo e a un valore comunque inferiore rispetto al capitale depositato. Così come potete osservare da questo chiaro grafico nel 2008 si registravano 270.855 occupati e si è scesi a 189.280, circa 81.000 impiegati in meno, 8.500 anche nell’ultimo periodo del 2016, anno in cui la Spagna ha comunque brillaro per la creazione di PIL all’interno della comunità europea.

Forse è sempre più urgente, anche in Italia, chiedersi quale rapporto vi sia tra spese e capitale versato, tra investimenti produttivi e prestiti rischiosi quanto inutili, sembra che sempre più i nodi vengano al pettine in differenti nazioni.

La riduzione effettuata nell’ultimo anno è maggiore del calo di occupati registrato nel 2015 (5400 occupati in meno rispetto agli 8500 del 2016), questo proprio a indicare una volontà di un profondo cambiamento del settore sempre più teso a minimizzare le spese e a puntare su un acquisto di nuovi clienti.

Ma non solo le banche più in crisi hanno effettuato questi tagli del personale, anche banche come BBVA, Santander e EspañaDuero che insieme tagliarano circa 1.000 impiegati.

Sia il 2017 che il 2018 dovrebbero portare ulteriori tagli al personale, e come prevede il presidente del BBVA, Francisco González, i sindacati devono prepararsi a ulteriori cali nel settore. Il calo delle filiali segue a ruota, si registra la chiusura la 2.278 uffici, dall’inizio della crisi vi è una chiusura di quasi la metà delle filiali, siamo attorno a un valore di circa il 40% delle filiali chiuse dall’inizio della crisi, attualmente gli uffici aperti sono 28.643.

La situazione è problematica, l’efficienza delle banche spagnole è attorno a un 54%, contro una media europea del 60%. La sfida rappresenta quindi ridurre i costi (anche di personale), aumentare l’utilizzo delle tecnologie informatiche e con esse anche l’apporto di nuovo capitale.

Fonte: El Economista