Antonio| 09/04/2017

Non si tratta di fare allarmismi, ma solo conoscere le leggi, perché come insegnano i latini, veri fondatori del concetto dello IUS ossia del diritto:

IGNORANCIA LEGIS NON EXCUSAT

ossia l’ignoranza della legge non giustifica ….

Veniamo ai punti essenziali: come cittadini italiani nasciamo con una residenza in Italia, sino a quando abbiamo tale residenza siamo tenuti a pagare le tasse (IRPEF, addizionali regionali e comunali, IVIE, IVAFE, etc …) in Italia. Per chi ha per esempio proprietà immobiliari all’estero si va incontro a una specie di “doppia tassazione” (per esempio IBI e IVIE) a cui molti paesi hanno creato una eccezione, infatti grazie ad accordi – DA VERIFICARE – tra i due paesi in questione, nel caso di Italia e Spagna c’è un accordo contro una “doppia tassazione” che io definirei “pura”, c’è modo è per i residenti italiani di portarsi in detrazione dall’importo da versare, quanto già pagato nell’altro paese.

Poi si apre il caso di pensionati con residenza all’estero o di lavoratori il cui reddito dipende per la maggior parte dallo stato estero: in entrambi i casi è necessario però RICORDARSI ASSOLUTAMENTE DI ISCRIVERSI ALL’A.I.R.E.

Perché?

Marco_Fedi_daticamera.jpgPerché qualora non lo faceste il fisco italiano pretende : la dichiarazione dei redditi e vi impone le aliquote IRPEF dell’Italia, dopo che “giustamente” (ossia secondo legge) il fisco spagnolo (HACIENDA) pretende da voi la dichiarazione per il reddito prodotto su suolo spagnolo.

Scrivo tutto questo dopo aver letto un interessante articolo sul sito aise.it che riporta le parole del deputato PD Marco Fedi che giustamente ricorda a giovani e a tutti i lavoratori italiani all’estero quanto sia importante rimanere sempre informati su DIRITTI E DOVERI per chi vive all’estero.

A voi riporto dal sito succitato, questi i passi che ritengo più importanti

 “Sono decine di migliaia i giovani italiani recatisi a lavorare all’estero e che ignari della normativa nazionale e convenzionale che disciplina la tassazione del reddito conseguito all’estero, rischiano di essere sottoposti a doppia imposizione fiscale senza poter tuttavia usufruire del credito di imposta. E tutto ciò solo per il fatto di non essersi iscritti all’AIRE e di risultare quindi ancora residenti in Italia, per cui soggetti a tassazione (anche) in Italia sul reddito conseguito all’estero”. […]

 “ci sono già stati segnalati alcuni casi dall’Inghilterra ma il fenomeno interessa tutto il mondo dell’emigrazione. Vale la pena sottolineare che invece gli iscritti all’AIRE che risiedono e lavorano in Inghilterra devono pagare le tasse solo in questo Paese a differenza di coloro i quali non si sono iscritti all’AIRE e che vengono sottoposti a doppia tassazione sebbene mitigabile con il credito di imposta” […]

“coloro i quali lavorano all’estero, non si sono iscritti all’AIRE, risultano quindi residenti in Italia, devono pagare le imposte sul reddito in Italia e se non hanno fatto annualmente la dichiarazione dei redditi in Italia NON hanno diritto al credito di imposta. Saranno quindi tenuti a pagare le tasse sul reddito sia nel Paese di lavoro che in quello di residenza (quando e se ovviamente l’Italia ne verrà a conoscenza: eventualità oggi molto verosimile in virtù delle nuove funzionalità dei trattati sullo scambio delle informazioni fiscali). Insomma, per quanto riguarda l’Amministrazione fiscale italiana, resta ben fermo il concetto per il quale il cittadino residente in Italia, se ha prodotto redditi all’estero, questi debbono essere sempre dichiarati al fisco italiano ed a questo vanno versate le imposte con la salvaguardia del credito di imposta. Tuttavia, si ritiene, che nei casi in cui le convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali prevedano l’applicazione di norme in contrasto con il diritto nazionale, si ponga un problema di rapporti tra quest’ultimo e il diritto tributario internazionale”.