Antonio| 08/04/2017

untitled.pngSi sta avvicinando il momento del DEF (Documento di Economia e Finanza) 2017 e si sta parlando della Riforma del Catasto. La filosofia che muove questa preventivata riforma potrebbe anche essere condivisibile, riallineare i valori degli immobili non in base al numero di vani ma all’effettiva metratura: un appartamento di 60 mq con 3 vani è equivalente a un appartamento nella stessa zona con 2 vani, e così via. Si apre poi l’antica diatriba se è giusto prendere come base di calcolo di un appartamento un valore a catasto redatto mezzo secolo fa che finisce inevitabilmente per essere molto più basso magari di un appartamento nuovo, in zona periferica, con minore metratura ma con valori catastali attuali.

Così, il DEF 2017 dovrebbe avere al suo interno un piano di Riforma del Catasto, che aggiorni le rendite catastali degli immobili, non più determinate dal numero di vani ma dei metri quadri, scelti come criterio più adatto a misurarne le reali dimensioni e a riflettere maggiormente il valore di mercato. Gli altri criteri di valutazione sarebbero lo stato di conservazione, le infrastrutture vicine, il quartiere; proprio questi tre aspetti potrebbero nascondere di fatto un aumento generalizzato per tutti.

Secondo quanto previsto dal disegno di legge a firma dei senatori Mauro Maria Marino (PD) e Salvatore Sciascia (FI), il nuovo calcolo della rendita catastale e di classificazione delle case potrebbe comportare rincari IMU e penalizzazioni ISEE fino a 4 volte i valori attuali.

Per ora il Ddl non ha come scopo un aumento delle tasse e dunque dovrebbe di fatto impegnarsi a redistribuire l’onere tra i contribuenti. Ma quali contribuenti verrebbero penalizzati?

Dovrebbero dover sopportare un pesante aumento dei costi chi possiede seconde case o uffici, nelle grandi città e nei centri storici; gli incrementi potrebbero essere a volte pari al doppio; l’aumento della rendita catastale significa anche un incremento di spese e imposte sull’immobile (IMU, TASI, TARI, costi di compravendita, successione, donazione e così via); l’aumento del valore degli immobili finirebbe per sfavorire i proprietari di casa anche nel calcolo dell’ISEE in quanto nella determinazione del reddito complessivo comprende anche le rendite immobiliari del nucleo familiare.

Il bene, che ha rappresentato per decenni l’investimento prediletto della classe media, quella dei grandi sacrifici e dei grandi sogni per il futuro, ossia gli immobili, diventerà ora più che mai lo strumento per uno stato indebitato per fare cassa. Ma a quale costo? La classe media risparmiatrice, quella che ha di fatto permesso la crescita economica dell’Italia negli anni ’70 e ’80 si sentirà tradita e oppressa dal proprio stesso stato che dovrebbe invece tutelare e garantire il risparmio come diritto inalienabile del cittadino.

Andiamo adesso ad analizzare come potrebbero essere questi aumenti.

Gli aumenti interesseranno gli immobili situati nel centro storico di grandi città come Roma, Milano, Venezia e Napoli, dove i valori delle abitazioni di categoria A/2 saranno tra il 200% e il 300% più alti rispetto ai valori attuali. Mentre le cose potrebbero migliorare per i proprietari di immobili situati in provincia, in periferia o lontani dalle città.

Questo discorso apre poi per chi decide di vivere alle Canarie scenari particolari, per assurdo potrebbe convenire, se si possiedono case, continuare a mantenere la residenza in Italia onde evitare tassazioni alte (da seconda casa) dell’unico immobile di cui siete proprietari, ma in questo modo, qualora acquistaste alle Canarie, automaticamente quella casa diventerebbe una seconda casa, con conseguente pagamento dell’IVIE; la tassa sugli immobili situati all’estero.

Mi domando solo perché il Governo Italiano non si renda conto di una necessità improrogabile: smettere di torchiare il più classico degli investimenti, il mattone.

Unite il terzo debito pubblico mondiale (dati FMI 2016 fonte: Repubblica) con banche indebolite da crediti inesigibili, un economia fondata sulle rate (non tanto di mutui per le abitazioni, quanto per automobili, tecnologici, etc.) e la volontà di spremere da un ceto medio votato al risparmio, mi chiedo: quanto potrà andare avanti la situazione? O per dirla con una citazione latina entrata nella storia: quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?

Inevitabilmente temere che prima o poi l’intero sistema crollerà sotto il peso di un debito incredibile e dell’indebolimento della struttura che sinora l’ha sorretto: il sistema imprenditoriale e i risparmiatori, una alleanza che nei decenni passati ha creato capannoni e voglia di creare e che invece oggi si vedono schiacciati da un sistema che ormai spreme con l’unico scopo della sopravvivenza a breve termine.

 

Fonte: PMI.IT ; Immagine: Terzobinario.it