Antonio| 31/03/2017

brexitSono passati appena due giorni da quando Theresa May ha chiesto l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, quello che permette a un paese appartenente alla UE di uscire dall’Unione, e alcune delle più importanti società finanziarie della City stanno cercando di trasferire alcune loro attività nel continente per poter continuare a lavorare in altre borse del vecchio continente.

Tra queste società si possono annoverare il Lloyd di Londra e Royal London, entrambe assicurazioni che hanno già iniziato la creazione di filiali fuori dal Regno Unito, mentre  JP Morgan e Citigroup stanno cercando ancora il paese dove puntare i loro investimenti, ma sempre con la chiara volontà di spostare alcune delle loro operazioni strategiche nel vecchio continente.

Nella stampa britannica è già iniziata la sfilza di ipotesi, al primo posto ci sarebbe Dublino, capitale della Repubblica d’Irlanda (EIRE) vicina al Regno Unito ma ben salda all’interno della UE; si stanno cercando in zona 1000 lavoratori che inevitabilmente andrebbero persi a Londra. Allo stesso modo Citigroup ha dichiarato che diventerà inevitabile spostare i propri uffici in paesi interni all’UE,la società americana si occupa anche di gestire il pagamento delle pensioni ai residenti italiani all’estero, quindi inevitabilmente la fuga dalla capitale britannica si rende necessaria.

Allo stesso modo l’Autorità Bancaria Europea, che attualmente occupa 159 persone a Londra, ha già dichiarato che cambierà la propria sede, tra le ipotesi ci sono Parigi, Francoforte o Lussemburgo (capitale dell’omonimo paese).

HSBC sembra voler spostare più di 1.000 posti di lavoro dalla capitale britannica a quella francese. Ma l’elenco sembra non terminare: Lloyd, il maggiore assicuratore a livello mondiale, ha già confermato la volontà di aprire una filiale a Bruxelles a metà del 2018, la struttura occuperà circa 60 lavoratori; attualmente la società di assicurazioni vede a Londra  circa il 70% di tutti i suoi impiegati, questa cifra dovrebbe cadere considerevolmente.

Molti amministratori delegati, come l’amministratore di Lloyd Inga Beale, non nascondono il malessere e la volontà di spostare almeno in parte alcune attività in qualche paese della UE, per poter continuare ad operare nei 27 paesi della UE.


Se questo dovesse avvenire, inutile non riflettere sul fatto che sarebbe un bel colpo a tutto l’indotto: affitti, risparmi, settore terziario come commercio e pubblici esercizi. Vedremo cosa accadrà. Certo che la sfida è importante, sta a piazze come Madrid o Milano giocarsi questa migrazione di “ricchi” e posti di lavoro.

Fonte:  El Mundo