Antonio| 28/02/2017

brexitVolevo condividere con voi questa informazione, non perché questo sia un sito dedicato al Regno Unito, bensì perché ritengo che gli effetti del nazionalismo, tanto caro a molti politici di successo come Trump o Le Pen, ma anche a politici come Matteo Salvini, sta producendo i primi effetti nel Regno Unito: gli atti di xenofobia, anche contro gli italiani, sono aumentati; ora stanno arrivando notizie ancora peggiori: da molto tempo il Regno Unito rappresenta una speranza per molti italiani, soprattutto i giovanissimi, che emigrano in questo paese in cerca di fortuna. Secondo indiscrezioni il governo di Theresa May potrebbe entro il 15 marzo chiudere le porte ai cittadini della UE, avviando politiche restrittive per quei cittadini dell’UE presenti sul territorio e che potrebbero essere espulsi alla prima difficoltà economica.

Tralasciando le notizie di un possibile referendum in Scozia per rimanere nella UE, arrivando così a una secessione britannica ed una eventuale secessione dell’Irlanda del Nord, ci si chiede cosa potrebbe succedere non tanto ai lavoratori quanto agli studenti stranieri presenti nel regno di sua maestà  e che verrebbero parificati agli studenti extraUE; cosa significa concretamente? Eventuali possibili aumenti nelle rette universitarie e incertezza, ma soprattutto eventuali possibili limiti sulla possibilità di ricercare lavoro.

Pensiamo ora ai residenti nel Regno Unito, cosa accadrebbe a loro qualora venissero in Italia per una vacanza e dovessero ritornare nel Regno Unito? Per ora l’indiscrezione è stata smentita, ma tutti i maggiori giornali escludono che sia una retromarcia, molti sono convinti che sia solo un tentativo di non rispondere a domande in questo momento. L’ex premier conservatore, del medesimo partito dunque di Theresa May, John Major lancia l’allarme: “Una hard Brexit sarebbe un disastro per sanità e welfare “; tralasciamo però i loro eventuali problemi, per ora non sicuri, c’è da chiedersi cosa accadrebbe ai tanti italiani presenti nel Regno Unito, qualora perdessero il lavoro, attualmente gli italiani presenti sul suolo inglese sono 600.000, i francesi 300.000, i polacchi 1.000.000, i rumeni 250.000; in Italia abbiamo 65.000 inglesi, in Spagna addirittura 309.000, senza considerare l’importanza del turismo inglese per la penisola iberica.

Questo lungo discorso per puntare dove? Qualora la BREXIT producesse problemi in Spagna e qualora le forze nazionaliste disgregassero l’Europa, cosa dovremmo aspettarci come italiani in Spagna? quali limitazioni? l’Italia diventerebbe una specie di carcere senza sbarre ma con una moneta svalutata secondo i più e paesi esteri con leggi che non favoriscono le emigrazioni verso altre zone.

In Spagna e precisamente alle Canarie, per quanto gruppo minoritario, vi è però un populismo nascente che chiede una legge per rilasciare la residenza dietro a particolari restrittive condizioni e che vorrebbero limitare la possibilità di acquisto degli immobili da parte degli stranieri, non credete che sia solo una questione contro le grandi società alberghiera, tra gli obiettivi vi sono anche pensionati, piccoli investitori e persone che comprano il piccolo appartamento. Non voglio dire che non abbiano ragioni, dobbiamo capire che qui gli stipendi sono inferiori, arrivando con i nostri risparmi andiamo a creare aumenti nel mercato immobiliare che non permettono ai canari di acquistare immobili, se non dissanguandosi; inoltre vi è anche un discorso legato al territorio, queste isole sono grandi come nostre province e non possono sopportare una urbanizzazione dissennata; infine un discorso legato al lavoro, molti degli stranieri che arrivano hanno alte professionalità e quindi finiscono inevitabilmente per costringere i canari o alla disoccupazione o alla fuga verso altri paesi. Il nazionalismo potrebbe nei prossimi anni sfruttare tutte queste situazione per creare delle sorprese, magari spiacevoli. Devo ammettere che quando sento parlare certi populisti nostrani, faccio fatica a non vedere l’altra faccia delle medaglia: la vita di chi è in una terra straniera, ma una terra che ama, dove crea ricchezza e dove vorrebbe poter continuare a vivere indipendentemente dal fatto che ci sia nati o meno.

 

Fonte: La Repubblica