Antonio| 30/01/2017

trumpSull’argomento delle prime azioni di Mister Trump ho già scritto questo articolo , ma ora vorrei riportarvi integralmente un articolo di Repubblica.it che dimostra in modo incontrovertibile che dalla lista di paesi musulmani considerati a rischio sono rimasti fuori i paesi musulmani con cui il magnate americano commercia o con cui sta firmando importanti contratti o dove ha aperto società. Se ci fosse qualcosa da ridere, si potrebbe citare il fatto che i peggiori attacchi su suolo americano sono stati compiuti tutti da persone la cui nazionalità nulla ha a che fare con i paesi colpiti dal decreto presidenziale.

Il discorso a mio avviso, non è né politico né ideologico, è di sostanza, riguarda i valori inalienabili di ogni persona; la domanda è la seguente: può una persona vedere limitata la propria libertà di spostamento in base alla propria nazionalità? La risposta è no, si può girarla come si vuole ma è una discriminazione. Non stiamo parlando di immigrazione, non stiamo parlando di regolare gli ingressi, stiamo dicendo di vietare l’ingresso a una persona in base alla propria nazionalità come se questa fosse garanzia di appartenenza ad associazioni criminali.

musulmanaSeguitemi in questo parallelismo. Capita spesso di leggere di latitanti appartenenti a qualche associazione criminale italiana arrestati in Spagna, se il governo spagnolo decidesse di vietare l’ingresso agli italiani in quanto provenienti da un paese a rischio, come ci rimarreste? Non so voi, io male.

Quando si tratta di diritti inalienabili, io ho un trucco per capire dove sta la verità, mi chiedo: se capitasse a noi? se capitasse a noi di vederci negata la possibilità di spostarci perché accusati di essere criminali in base a un criterio di cittadinanza? Un nigeriano a opinione di Trump è terrorista o rischio terrorismo in base alla propria cittadinanza, ma, pensate un po’, Mister Trump non pensa nulla riguardo a una persona proveniente da Turchia, Libano, Arabia Saudita, etc  come mai ? Provate a leggere questo articolo di Repubblica.it e forse lo scoprirete.

So che molti italiani storcono il naso al pensiero di Repubblica, ma per un attimo riflettiamo su un discorso: è importante chi lo scrive o se è vero? Perché se è vero merita di essere riflettuto, proprio per la mia stima verso la più grande democrazia del mondo occidentale, mi chiedo: gli Stati Uniti d’America si meritano Mister Trump come presidente?

 

Dal decreto firmato dal Presidente Usa Donald Trump con cui è stato vietato l’arrivo di cittadini di sette paesi musulmani (Iraq, Iran, Yemen, Libia, Siria, Somalia e Siria) sono esclusi i Paesi con cui la Trump organization fa affari o è in procinto di firmare accordi.Tra questi ci sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Libano, da cui arrivarono i terroristi dell’11 settembre 2001. E proprio in questi Paesi, come denunciato in questi giorni dai media americani, con Bloomberg che ha citato i dati registrati dalla Federal electoral commission (Fec), il presidente americano fa affari. Come ricorda la National Public Radio (Npr, organizzazione indipendente no-profit che riunisce oltre 900 stazioni radio statunitensi), nel 2015 Ivanka Trump disse che l’azienda stava valutando “molteplici opportunità a Dubai, Abu Dhabi, Qatar, Arabia Saudita, le quattro aree dove vediamo maggiore interesse”. Un’omissione quindi che per la stampa americana indica chiaramente un conflitto di interessi.

In Arabia Saudita, Trump ha registrato quattro aziende, tutte con interessi in progetti di sviluppo a Gedda, la seconda città del paese dopo La Mecca.

Negli Emirati, la Trump organization ha accordi per un club di golf, ville di lusso e una spa in costruzione a Dubai, e un secondo club di golf disegnato da Tiger Woods.

In Egitto sono state registrate due aziende: Trump Marks Egypt e Trump Marks Egypt Llc.

In Turchia, il Presidente americano possiede due torri di lusso a Istanbul.

In Azerbaigian è stata completata la costruzione di un grande hotel, ancora non funzionante.

Esclusa anche l’Indonesia, uno dei più grandi paesi a maggioranza musulmana, dove Trump intende aprire due immobili.

Non è nella lista nera neanche il Pakistan, da tempo accusato di sostenere il terrorismo e definito da Trump, subito dopo l’elezione alla Casa Bianca “un paese fantastico” guidato da un “tipo super”, ossia il premier Nawaz Sharif. Di origini pachistane, ma con cittadinanza Usa, era il responsabile della strage di San Bernardino del 2015, Syed Rizwan Farook che, insieme alla moglie Tashfeen Malik, pachistana cresciuta in Arabia Saudita, ha ucciso 14 persone e ne ha ferite altre 22.

L’attentato di Orlando dello scorso anno, in un nightclub frequentato da omosessuali, è stato invece compiuto da un cittadino americano di origini afgane,

Omar Mateen, mentre l’attentato alla maratona di Boston fu opera di due fratelli russi.