Antonio| 17/01/2017

foto-accusato_modificataLa notizia è di quelle preoccupanti, ma scontata rispetto al panorama politico a livello internazionale, a Las Palmas nel barrio (quartiere) San Juan è stato arrestato un marocchino accusato di aver fatto propaganda jihadista (vi ricordo che nel Corano, il testo sacro per i musulmani, viene indicata con il termine Jihad la guerra santa contro gli infedeli).

L’argomento è certamente complesso ed è giusto affrontarlo con attenzione, rispetto innanzitutto per i milioni di musulmani che credendo in una religione, sono persone che rifiutano la violenza e anche a Las Palmas sono in numero ragguardevole, basta infatti camminare per Las Canteras o per la Av.da Mesa y Lopez per rendersi conto di quanti siano i musulmani benestanti che vivono pacificamente e integrati nella grande capitale canaria; non possiamo tuttavia tacere che, nel caso accadesse qualcosa, l’economia dell’isola e forse di tutto l’arcipelago ne avrebbe un contraccolpo fortissimo; sicuramente il fatto di essere una piccola isola, dove tutti ci si conosce, almeno di vista, rende i controlli più facili.

foto_modificata.jpgVeniamo ai fatti. il Mistero degli Interni spagnolo (quello che si occupa, come in Italia, della sicurezza nel proprio paese) ha informato i mezzi di stampa che è stato arrestato stamattina un marocchino di 30 anni che diffondeva in internet materiale inneggiante al terrorismo, sembra che l’uomo fosse collegato con il gruppo Jabhat Fatah al Sham. L’indagine è stata eseguita da un nucleo speciale della Guardia Civil che ha monitorato il sospettato sino a raccogliere indizi di un suo possibile appoggio tanto all’ideologia quanto alle azioni dei gruppi terroristici.

Assieme alla detenzione immediata dell’arrestato la polizia spagnola è entrata in possesso anche del cellulare e dei computer del sospettato, per questa ragione è ragionevole pensare che l’indagine sia tutt’altro che chiusa e potrebbe portare a ulteriori sviluppi nel breve o medio periodo.

Inutile, ma doveroso, ringraziare le forze dell’ordine spagnole per il lavoro di prevenzione svolto, importante sottolineare quanto sia importante monitorare costantemente il mondo virtuale sempre più canale privilegiato dei criminali e del loro messaggio. Indispensabile, a mio avviso, risulta essere un dialogo costruttivo e pacifico con la comunità musulmana che non deve essere criminalizzata in toto e che rappresenta un valido alleato per fermare coloro che dimostrano segnali di radicalizzazione e di credere, non tanto in Dio, quanto in un disegno folle di spirale di violenza senza fine. Per svolgere questo accordo è altresì importante essere disposti a un dialogo, rifiutare gli estremismi dovunque questi si annidino.

Gli investigatori sono sempre più sicuri che gli ispiratori cerchino in internet adepti da trasformare in autori autonomi di atti violenti, per cui oltre a colpire l’atto criminale si rende sempre più necessario prevenire ossia colpire i luoghi di indottrinamento. Forse è mia opinione personale, ma credo che sempre più i terroristi stiano facendo il gioco di una certa destra europea e mondiale, per cui credo sia legittimo chiedersi se non sia ipotizzabile immaginare una regia occulta, in luoghi insospettabili, di questi assassini in nome di una religione che non giustifica tanta violenza.

Il Ministro dell’Interno ricorda che è stata attivata la politica dello Stop Radicalismus, una linea diretta e anonima dove i cittadini possono segnalare situazioni strane o sospette in modo totalmente anonimo. Il silenzioso lavoro dell’intelligence ha portato a 182 jihadisti arrestati in poco più di due anni, da quando nel 2015 è stato portato a 4 il livello di allerta in tutto il paese. Le autorità spagnole hanno ricordato i canali per segnalare sospetti casi di radicalizzazione: collegandosi al sito http://www.stop-radicalismos.es
oppure telefonando al numero 900 822 066 .

Fonti e foto:La Provincia Canarias EnHora