Antonio| 29/08/2016

Sto leggendo ora la pagina di un celebre giornale economico spagnolo e riporto i concetti fondamentali.

Inizio con una barzelletta simpatica: sapete la differenza tra un economista che predisse la recessione europea e inglese dovuta alla Brexit e un vecchio demente perché ammalato di Alzheimer? Praticamente nessuna, solo che il primo ha una calcolatrice.

A parte le battute l’articolo di eleconomista.es continua snocciolando tutta una serie di dati incontrovertibili: per quanto vi sia un leggero aumento dell’inflazione è comunque sotto al 2% stabilito dalla banca d’Inghilterra, le vendite sono aumentate di un 5,9%, il commercio al dettaglio gode di ottima salute, la disoccupazione vede uno dei suoi minimi storici. Insomma tutta la catastrofe prevista dai maggiori istituti economici (Blackrock, Barclays, Bank of America) sembra non esserci stata né per il Regno Unito né per la stessa U.E., è pur vero che ancora non vi è stata l’uscita effettiva con la cancellazione dei trattati sinora firmati, tuttavia secondo il giornalista il danno a questo punto dovrebbe essere minimo e inferiore allo 0,5% del PIL, inoltre viene ricordato che sono tantissime le variabili nel prossimo futuro che potrebbero cambiare notevolmente l’economia di un paese: la crescita demografica, i consumi, eventuali conflitti.

Immagino che i sostenitori dell’uscita dall’euro di Francia o Italia avranno ora nuovi argomenti.